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Turismo in Italia 2026: numeri da record, nuove regole nelle città d'arte e la riscoperta dei borghi
Un rapporto della Rome Business School fotografa un turismo italiano in piena espansione, con centinaia di miliardi di euro di valore e presenze record, mentre le grandi città introducono nuove regole e cresce la voglia di borghi autentici.
Il turismo italiano continua a crescere a ritmo sostenuto e si conferma uno dei pilastri più solidi dell'economia nazionale. Un recente rapporto della Rome Business School, curato dal direttore del centro di ricerca Valerio Mancini, fotografa un settore in piena espansione, capace di generare valore per centinaia di miliardi di euro e di attirare visitatori da ogni parte del mondo.
Un contributo economico enorme
Secondo i dati raccolti, nel 2025 il turismo ha contribuito al prodotto interno lordo per circa 237,4 miliardi di euro, impiegando il 13,2 per cento della forza lavoro nazionale. Una quota importante di questo valore, pari a 124 miliardi di euro, arriva dai turisti italiani, a conferma di quanto il mercato interno resti decisivo per la tenuta dell'intero comparto.
La spesa dei visitatori stranieri ha raggiunto i 60,4 miliardi di euro, con un aumento del 4,7 per cento rispetto all'anno precedente. Numeri che raccontano un Paese sempre più capace di intercettare la domanda internazionale, ma che allo stesso tempo pongono interrogativi su come gestire flussi tanto ampi senza compromettere la qualità dell'esperienza di viaggio.
Presenze in continua crescita
Il 2025 si è chiuso con 476,9 milioni di presenze, ovvero di pernottamenti, in crescita del 2,3 per cento. Le previsioni per il 2026 parlano di 141,2 milioni di arrivi e di 478,6 milioni di presenze, segno di una traiettoria ancora in salita. Solo nei mesi di luglio e agosto sono attesi 171,8 milioni di arrivi, di cui 89 milioni di ospiti internazionali.
Un dato interessante riguarda le abitudini di prenotazione. Oltre il 40 per cento delle prenotazioni avviene infatti entro trenta giorni dalla partenza, segnale di viaggiatori sempre più flessibili e propensi a decisioni dell'ultimo momento. Questa tendenza rende più complessa la programmazione per gli operatori, chiamati ad adattarsi a una domanda meno prevedibile che in passato.
Le regioni protagoniste
Sul fronte territoriale, il Lazio guida la classifica con 82 milioni di presenze, sostenuto anche dall'effetto del Giubileo, seguito a breve distanza dal Veneto con 81 milioni. La Campania, con Napoli in prima fila, ha accolto 18 milioni di visitatori, mentre in Toscana la spesa media di ogni turista internazionale supera i mille euro a testa.
Questa concentrazione conferma il peso delle grandi mete tradizionali, ma nasconde anche uno squilibrio. Buona parte del flusso turistico continua infatti a riversarsi su un numero ristretto di città e luoghi simbolo, generando una pressione crescente su trasporti, alloggi e patrimonio storico, con effetti sulla vivibilità dei centri più visitati.
Nuove regole nelle città d'arte
Proprio per far fronte a questa pressione, diverse città stanno introducendo nuove regole nel 2026. Venezia ha perfezionato il contributo di accesso per i visitatori giornalieri, gestito tramite controlli con codice QR e con tariffe variabili a seconda di quando si prenota, applicato in giornate selezionate durante i periodi di maggiore affluenza nel centro storico.
Anche Roma ha adottato misure simili per i suoi luoghi più iconici. Dall'inizio del 2026 la Fontana di Trevi prevede un sistema di accesso regolamentato con un biglietto dedicato, pensato per gestire il flusso delle persone e allo stesso tempo contribuire alle spese di manutenzione. A queste si aggiungono limiti alle dimensioni dei gruppi turistici e codici di comportamento in alcune località.
La riscoperta dei borghi

Accanto alle grandi città emerge però una tendenza opposta e per molti versi promettente. Le presenze nei piccoli borghi sono cresciute del 7 per cento, mentre le ricerche online dedicate ai centri minori hanno raggiunto 94 milioni di query, con un balzo del 52 per cento rispetto all'anno precedente. Un segnale chiaro di una domanda che si allarga verso mete meno battute.
Regioni come Abruzzo, Molise e Basilicata hanno registrato una crescita superiore alla media negli ultimi anni, intercettando viaggiatori in cerca di esperienze autentiche e lontane dal turismo di massa. Questa distribuzione più ampia sul territorio potrebbe rappresentare una risposta concreta al problema del sovraffollamento delle destinazioni più celebri.
Un modello da riequilibrare
Il quadro che emerge è quello di un Paese fortissimo dal punto di vista turistico, ma chiamato a trovare un nuovo equilibrio. Da un lato i numeri record e il peso economico del settore, che colloca l'Italia al nono posto dell'indice del World Economic Forum, dall'altro la necessità di proteggere le città più fragili e di valorizzare un patrimonio diffuso di borghi e territori meno noti.






