Alessandro CottoniVIEW PROFILE →
L'Italia in sella: come il cicloturismo è diventato un tesoro da 6,4 miliardi di euro
Mentre si discute di overtourism e alta velocità, una rivoluzione silenziosa viaggia su due ruote. Il nuovo rapporto Isnart-Legambiente fotografa un cicloturismo che vale miliardi e cambia volto.
Quando si parla di turismo italiano, il dibattito ruota spesso attorno all'overtourism delle grandi città e alla corsa dell'alta velocità. Ma lontano dai riflettori, una rivoluzione silenziosa avanza su due ruote. Il cicloturismo, un tempo passione di nicchia, è diventato un fenomeno di massa capace di muovere milioni di persone e miliardi di euro lungo la penisola.
Un tesoro da 6,4 miliardi
A fotografare la crescita è il sesto rapporto 'Viaggiare con la bici 2026' di Isnart e Legambiente. I numeri parlano chiaro: circa 49 milioni di presenze cicloturistiche stimate nel 2025, capaci di generare un impatto economico di 6,4 miliardi di euro sulle destinazioni ospitanti. Rispetto al 2019 la crescita è del 37 per cento, con oltre 4 miliardi portati dai viaggiatori stranieri.
Chi è il cicloturista oggi
Il ritratto di chi viaggia in bici è cambiato profondamente. Le fasce più numerose restano quelle tra i 31 e i 44 anni e tra i 45 e i 60 anni, ma il dato più sorprendente riguarda le donne, salite al 47,1 per cento nel 2025 contro il 29,7 dell'anno precedente. Cresce anche la Generazione Z, passata dal 9,3 al 17,3 per cento: un pubblico sempre più ampio e trasversale.
Non solo pedalare: cultura e gusto

Il valore del cicloturismo non sta solo nei chilometri percorsi. In media chi viaggia in bici spende circa 69 euro al giorno per l'alloggio e altri 91 euro in beni e servizi sul territorio. E quasi un cicloturista su due unisce la pedalata alla scoperta del patrimonio artistico e culturale e delle eccellenze enogastronomiche, intrecciandosi con i grandi punti di forza del Belpaese.
Un'infrastruttura che cresce
A sostenere questa domanda c'è un tessuto di servizi in piena espansione. Secondo un'analisi del Registro delle Imprese di Unioncamere, i punti di servizio fisici legati al mondo della bici sono cresciuti del 47 per cento, segno di territori che investono per diventare davvero accoglienti. Un'offerta diffusa che aiuta anche a distribuire i flussi oltre le mete più affollate.
Proprio qui sta la promessa più interessante del cicloturismo: un modello di viaggio lento, sostenibile e capace di animare le stagioni intermedie e le aree interne, spesso lontane dai circuiti classici. Per un Paese che cerca un turismo meno concentrato e più rispettoso, le due ruote non sono soltanto una moda, ma una strategia concreta per il futuro dei suoi territori.






