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Turismo delle Radici: come l'Italia richiama a casa i milioni di discendenti sparsi nel mondo
Con il Turismo delle Radici, l'Italia trasforma il legame emotivo di milioni di discendenti degli emigrati in una strategia nazionale, capace di far rinascere i borghi dell'entroterra. Uno sguardo sereno alla tendenza.
Da appassionato di viaggi che segue da vicino il mondo del turismo, trovo poche storie tanto affascinanti quanto quella del Turismo delle Radici. In un anno in cui l'Italia continua a battere record di presenze, questa tendenza sposta l'attenzione dalle solite mete verso qualcosa di più intimo: il ritorno a casa di chi porta un cognome italiano ma è nato lontano. Vale la pena osservarla con calma e senza retorica.
Che cos'è il Turismo delle Radici
Si tratta di un'iniziativa promossa a livello nazionale che si rivolge alle decine di milioni di persone di origine italiana che vivono all'estero. L'obiettivo è invitarle a scoprire, o riscoprire, i luoghi da cui partirono i loro antenati. Non è un semplice slogan di marketing, ma una vera e propria politica pubblica, pensata per trasformare un legame affettivo diffuso in tutto il mondo in un motore concreto di viaggi e di scambi culturali.
Un patrimonio emotivo enorme
La forza di questo turismo sta tutta nella sua dimensione emotiva. Per un discendente di emigrati, camminare nel paese del nonno, entrare nella chiesa dove fu battezzato o assaggiare un piatto identico a quello di famiglia non è una semplice vacanza, ma un pellegrinaggio personale. È un pubblico profondamente motivato, che tende a soggiornare più a lungo e a spendere in modo diverso, cercando autenticità più che comfort standardizzato.
La rinascita dei borghi
L'aspetto che trovo più prezioso è l'effetto sui piccoli centri. Mentre città come Venezia o Firenze combattono con il sovraffollamento, il Turismo delle Radici indirizza i visitatori verso i borghi dell'entroterra, spesso spopolati e lontani dai grandi circuiti. Questi paesi, che rischiavano l'abbandono, ritrovano così vita, economia e motivi per far restare i giovani, in un riequilibrio prezioso per l'intero Paese.
Radici, cibo e lentezza
Non a caso questa strategia si intreccia con il turismo lento e con quello enogastronomico, oggi tra le principali ragioni per visitare l'Italia. Soggiorni in agriturismo, visite in cantina e corsi di cucina diventano il modo più naturale per riconnettersi alle proprie origini. Il tutto si inserisce in una cornice più ampia, che comprende anche campagne istituzionali dedicate a regioni come Puglia, Basilicata, Marche, Abruzzo e Sardegna.
Il mio pensiero
Guardo a questa tendenza con sincero entusiasmo, pur mantenendo i piedi per terra. Il rischio, semmai, è quello di ridurre l'emozione delle radici a un prodotto confezionato, svuotandola di senso. Perché funzioni davvero, servono servizi reali nei borghi, accoglienza autentica e rispetto per le comunità locali. Se saremo capaci di questo, credo che l'Italia avrà trovato una delle idee più belle e umane del suo turismo.






