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La Via Francigena verso l'UNESCO: come il turismo lento sta ridisegnando l'autunno italiano

tourism2026-08-27 · 4 min read · 27 reads

L'antico cammino da Canterbury a Roma punta al riconoscimento come Patrimonio Mondiale: sette regioni, la Toscana capofila e un milione di euro per il dossier. Ecco perché l'autunno 2026 è la stagione del viaggio a piedi.

Mentre l'estate italiana continua a macinare record di presenze e le grandi città d'arte faticano a gestire l'afflusso di visitatori, un fenomeno molto più silenzioso sta guadagnando terreno lungo i sentieri della penisola. L'autunno 2026 arriva accompagnato da una tendenza che sembra andare in direzione opposta al turismo di massa: il ritorno del viaggio a piedi, lento, meditato, misurato non in tappe mordi e fuggi ma in chilometri percorsi un passo alla volta.

Un'antica strada torna al centro della scena

Al cuore di questa riscoperta c'è la Via Francigena, l'itinerario storico che collegava Canterbury a Roma attraversando l'intera penisola da nord verso il centro. Nata come asse di collegamento verso la tomba di San Pietro e percorsa per secoli dai pellegrini medievali, questa strada è oggi diventata il simbolo di un modo diverso di viaggiare.

Non si tratta soltanto di nostalgia o di fascino storico. Negli ultimi anni le istituzioni italiane hanno cominciato a guardare ai cammini come a una vera infrastruttura turistica, capace di distribuire i flussi su territori spesso trascurati dalle rotte tradizionali e di dare nuova visibilità ai piccoli borghi e alle tradizioni locali che rischiavano di scomparire.

La Via Francigena verso l'UNESCO: come il turismo lento sta ridisegnando l'autunno italiano

La candidatura a Patrimonio dell'Umanità

La svolta più significativa è arrivata con la candidatura ufficiale della Via Francigena a Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Il progetto punta a ottenere per il cammino lo stesso riconoscimento internazionale già assegnato ai grandi siti culturali del Paese, valorizzando non un singolo monumento ma un intero percorso e il paesaggio che lo attraversa.

Il processo ha visto la firma di un protocollo d'intesa tra le Regioni interessate e il Ministero della Cultura, a testimonianza di quanto il tema sia ormai considerato strategico. La candidatura non riguarda soltanto il tratto italiano, ma è stata concepita in una prospettiva più ampia che abbraccia l'intero tracciato europeo, da Canterbury fino a Roma.

Sette regioni, un solo cammino

A guidare l'operazione è la Regione Toscana, capofila del progetto, affiancata dalla partecipazione attiva di Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta. Sette territori diversi per storia, paesaggio e gastronomia, uniti però da un filo conduttore che li attraversa e che oggi diventa occasione di promozione condivisa.

I numeri raccontano bene la varietà del percorso. Il tracciato toscano si estende per circa 380 chilometri e attraversa oltre quaranta comuni, mentre in Lombardia la Via si snoda per più di 120 chilometri, dalla provincia di Pavia fino a quella di Lodi. In Liguria, invece, il passaggio è molto più breve, appena una ventina di chilometri, a dimostrazione di come ogni regione contribuisca con la propria porzione.

Per gestire un'operazione tanto complessa e redigere il dossier di candidatura, la Regione Toscana ha ricevuto un finanziamento ministeriale di 1,1 milioni di euro. Una cifra che indica quanto le istituzioni credano nel potenziale di questo itinerario, non solo come bene culturale da tutelare ma anche come motore economico per le comunità che vi si affacciano.

Perché l'autunno è la stagione giusta

Chi conosce i cammini sa che l'autunno rappresenta forse il periodo migliore per affrontarli. Le temperature scendono a livelli più confortevoli, la luce si fa più morbida e dorata, e le folle estive si diradano lasciando spazio a un'esperienza più intima. La stagione della vendemmia e dei raccolti trasforma inoltre il paesaggio, regalando ai viaggiatori scenari che l'estate non conosce.

Il turismo lento risponde anche a un desiderio sempre più diffuso di sostenibilità e autenticità. Camminare significa consumare poco, spendere nei piccoli esercizi lungo il percorso e conoscere davvero i luoghi attraversati, invece di limitarsi a fotografarli di sfuggita. È un modello che favorisce le economie locali e riduce la pressione sulle mete più affollate.

Un richiamo che varca i confini

La Via Francigena, del resto, ha smesso da tempo di essere una faccenda esclusivamente italiana. Il cammino attira ormai visitatori che arrivano da Paesi lontani come Stati Uniti, Canada e Brasile, attratti dalla combinazione di spiritualità, storia e paesaggio che poche altre rotte al mondo riescono a offrire con questa continuità.

Se la candidatura andrà a buon fine, l'antica strada dei pellegrini potrebbe entrare nella ristretta cerchia dei percorsi riconosciuti a livello mondiale, con ricadute importanti sui borghi e sui territori che attraversa. In attesa del verdetto, però, il messaggio per chi progetta un viaggio in Italia è già chiaro: a volte la scoperta più profonda non passa dai treni ad alta velocità o dalle grandi città, ma da un sentiero da percorrere lentamente, un passo dopo l'altro.

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