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Turismo record e sovraffollamento: l'Italia del 2026 tra la tassa di Venezia e la riscoperta dei borghi
Nel 2026 l'Italia guida il turismo europeo con oltre 138 milioni di arrivi, ma il successo porta con sé il problema del sovraffollamento. Venezia rilancia la tassa d'accesso e si discute di portarla fino a 50 euro, mentre cresce il fascino delle regioni emergenti e dei piccoli borghi.
Il turismo in Italia vive nel 2026 una fase di grande fermento e di profonde contraddizioni. Da un lato il Paese registra numeri da primato che confermano il suo fascino intramontabile. Dall'altro cresce la preoccupazione per il fenomeno del sovraffollamento nelle mete più celebri. Il 2026 si presenta così come un anno cruciale per il futuro del settore.
I dati raccontano un successo senza precedenti per l'accoglienza italiana. Nel corso dell'anno il Paese ha superato i 138 milioni di arrivi e i 458 milioni di pernottamenti. Il turismo si conferma un pilastro dell'economia, con un peso stimato intorno al 13 per cento del prodotto interno lordo. Questi numeri collocano l'Italia in testa alle classifiche del turismo europeo.
La crescita è stata costante lungo tutto il primo semestre dell'anno. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli arrivi sono aumentati di circa il 4,43 per cento. Il primo trimestre aveva già segnato un progresso del 5,5 per cento negli arrivi e del 6,8 per cento nei pernottamenti. In particolare, la componente internazionale ha registrato un balzo del 6,45 per cento.
Venezia e la tassa d'accesso
Il simbolo di questa tensione tra successo e sostenibilità è senza dubbio Venezia. Per il 2026 la città ha confermato il suo contributo di accesso per i visitatori giornalieri. La tariffa prevede 5 euro per chi paga in anticipo e 10 euro per chi salda più tardi. Il pagamento si applica soltanto in alcune giornate di punta, tra le 8.30 e le 16.00.
Il sistema è pensato per gestire i flussi nei momenti di maggiore pressione. Le giornate soggette al contributo sono state fissate tra il 3 aprile e il 26 luglio 2026. Per entrare nel centro storico i visitatori devono registrarsi in anticipo su una piattaforma comunale. La procedura genera un codice QR che viene poi controllato ai punti di accesso della città.
In alcune giornate Venezia può raggiungere i 25.000 visitatori giornalieri, un numero pari a circa la metà dei suoi residenti.
La misura nasce da numeri che spiegano bene l'urgenza del problema. In certe giornate la città lagunare può accogliere fino a 25.000 visitatori in un solo giorno. Si tratta di una cifra pari a circa la metà della popolazione residente, ormai in costante calo. Il peso di questa massa di persone mette a dura prova la vivibilità del centro storico.
Il dibattito, però, è tutt'altro che chiuso e potrebbe portare a novità importanti. È stata avanzata una proposta per aumentare il contributo giornaliero fino a 50 euro. Se approvata, sarebbe una delle misure di controllo dei visitatori più severe in Europa. I numeri restano incerti sull'efficacia, con 13.046 paganti medi al giorno nel 2025 contro i 16.676 del 2024.
La riscoperta dei borghi

Mentre le grandi città cercano di gestire le folle, cambia anche il gusto dei viaggiatori. Cresce infatti l'interesse per le regioni meno conosciute e per i piccoli borghi dell'entroterra. Aree come l'Abruzzo, il Molise e la Basilicata vengono indicate come la nuova frontiera del turismo italiano. Questi territori offrono autenticità e tranquillità lontano dagli itinerari più affollati.
Le statistiche confermano lo spostamento verso mete alternative e sorprendenti. Sul fronte degli arrivi internazionali spiccano performance eccezionali in diverse regioni del Sud. La Calabria segna un aumento del 23,19 per cento, seguita da Puglia, Abruzzo e Molise con crescite a due cifre. Anche le Dolomiti registrano un forte incremento della domanda, pari al 18,4 per cento.
I dati sull'occupazione delle strutture mostrano un quadro variegato del Paese. I tassi più alti si registrano in Veneto, con il 57,5 per cento, ed Emilia-Romagna, con il 56,7 per cento. Seguono il Trentino, con Trento e Bolzano su ottimi livelli, e il Friuli Venezia Giulia. Anche Sicilia e Toscana si mantengono su percentuali di occupazione superiori alla media.
Un ruolo decisivo lo gioca anche il ritorno degli italiani alle mete di casa. I residenti scelgono sempre più spesso di riscoprire le bellezze del proprio territorio. Nei primi mesi del 2026 si sono contati oltre 213 milioni di pernottamenti legati al turismo interno. Questo fenomeno contribuisce a distribuire i flussi anche fuori dalle destinazioni classiche.
Verso un turismo sostenibile
Dietro a queste scelte si intravede una strategia sempre più chiara e condivisa. L'obiettivo è mettere la qualità e la tutela del patrimonio davanti alla pura quantità di visitatori. Distribuire i turisti su più mete aiuta a proteggere i luoghi più fragili e amati. Il 2026 potrebbe così segnare l'inizio di un turismo italiano più maturo ed equilibrato, capace di conciliare economia e vivibilità.






