Alessandro CottoniVIEW PROFILE →
Venezia e il ticket d'ingresso: oltre 5 milioni di euro e i primi segnali contro l'overtourism
Il contributo d'accesso per i turisti giornalieri a Venezia ha raccolto più di 5 milioni di euro nel 2026, con oltre 650 mila voucher emessi in 60 giorni. I dati preliminari indicano un calo dell'affollamento nei giorni di picco, ma il verdetto resta cauto.
Poche città al mondo incarnano il dilemma del turismo di massa quanto Venezia. Amata da milioni di visitatori e al tempo stesso schiacciata dal loro peso, la città lagunare è diventata il laboratorio europeo per eccellenza nella ricerca di un equilibrio tra l'accoglienza dei turisti e la sopravvivenza della sua fragile vita quotidiana.
Al centro di questa sperimentazione c'è una misura tanto discussa quanto pionieristica: il contributo d'accesso per i turisti giornalieri. L'idea, semplice nella teoria ma complessa nell'applicazione, è quella di far pagare un ticket a chi visita la città solo per la giornata, senza pernottare, proprio nei periodi di maggiore affluenza.
Numeri alla mano

I dati della stagione 2026 offrono finalmente elementi concreti su cui ragionare. Secondo quanto comunicato dalle autorità cittadine, il contributo d'accesso ha generato oltre cinque milioni di euro di incassi, una cifra che dà la misura di quanto sia imponente il flusso di visitatori giornalieri che continua a riversarsi sulla città anche a pagamento.
A rendere ancora più chiaro il fenomeno è il numero dei biglietti staccati. Nei sessanta giorni in cui la tariffa è stata in vigore, tra il 3 aprile e il 26 luglio, sono stati emessi più di 650 mila voucher d'ingresso a pagamento. Un dato che fotografa con precisione la pressione turistica che grava sul centro storico nei mesi di alta stagione.
Il 2026 ha inoltre segnato un ampliamento del provvedimento rispetto all'anno precedente. La tariffa è stata applicata per sessanta giornate complessive, contro le cinquantaquattro del 2025, segno della volontà dell'amministrazione di estendere e consolidare uno strumento ancora in fase sperimentale ma ormai entrato nella routine cittadina.
Funziona davvero contro la folla?
La domanda cruciale, naturalmente, non riguarda solo gli incassi ma l'efficacia reale della misura. Su questo fronte, un'analisi iniziale dei dati ha indicato che l'affollamento nel centro storico sembrerebbe diminuito nelle giornate di picco rispetto agli anni precedenti, un risultato che, se confermato, sarebbe di grande importanza.
Le autorità hanno però invitato alla prudenza, sottolineando che si tratta ancora di risultati preliminari. Un'analisi più approfondita e un rapporto finale sono attesi per fornire un quadro definitivo, perché distinguere l'effetto reale del ticket da altri fattori, come il meteo o le tendenze generali del turismo, non è affatto semplice.
Il meccanismo tariffario, del resto, è pensato più per orientare i comportamenti che per incassare. Il sistema prevede una cifra ridotta per chi prenota in anticipo e una più alta per chi si presenta senza aver riservato l'ingresso, con l'obiettivo di incentivare una pianificazione più consapevole e distribuita delle visite.
Un modello per l'Italia del turismo
Al di là del caso specifico, l'esperimento veneziano è osservato con attenzione da molte altre destinazioni italiane alle prese con lo stesso problema. Dalle Cinque Terre alle grandi città d'arte, il tema di come gestire flussi turistici record senza soffocare i residenti è ormai una priorità nazionale ineludibile.
Se il modello del contributo d'accesso dovesse dimostrarsi realmente efficace, potrebbe aprire la strada a soluzioni simili altrove, ridefinendo il rapporto tra l'Italia e i suoi visitatori. La sfida, in fondo, è trasformare il turismo da minaccia per il patrimonio a risorsa sostenibile, capace di finanziare la tutela dei luoghi che tutti desiderano vedere.






